Sabato 20 agosto alle ore 18.30 avrà luogo, presso i locali di Galleria Roma, l’inaugurazione della mostra collettiva di pittura e fotografia “CATANART”. Catanart individua un gruppo di artisti catanesi già noti da qualche anno al pubblico degli eventi d’arte di Catania. Questi singolari talenti ci guideranno, con le loro opere, alla scoperta di diverse dimensioni artistiche.

Giulia Cuscunà, capitano a pieno titolo del gruppo, si è fatta carico di individuare e selezionare gli autori della collettiva Catanart. Lei stessa, pittrice di talento, è presente con opere di richiamo etnografico proposte attraverso il suo particolare espressionismo emozionale, come qualcuno lo ha definito, ben inquadrandola in una corrente pittorica istintiva in cui le emozioni interiori ne costituiscono la materia prima. Diverso nello stile ma sullo stesso tema della identità isolana si propone Giuseppe Ticli, originale e interessante artista grafico rivolto alla iconografia della sicilianità, e non solo, propone nuovi schemi di vecchi temi, ben pensando di tenersi al di fuori di convenzionali tecniche artistiche obsolete o peggio usurate dall’eccesivo uso. Ticli propone e si propone con dei sapienti collage attraverso cui riesce a contemperare messaggi sociali subliminali e intrighi estetici di bianchi e neri magistralmente dosati sugli stilemi che da sempre esprimono la Sicilia e la sicilianità.

Siracusa e la siracusanità sono invece i tempi proposti da Emanuele La Monica, istintivo anche lui, ma artista locale, un infiltrato nel gruppo dei colleghi catanesi. Per La Monica è importante la materia e il colore, la ripresa di un gioco di sensi in cui si possa registrare la peculiarità di un luogo, Ortigia, insieme alle emozioni che da essa promanano. I rottami di barche, ruvidi e grezzi come la roccia su cui Ortigia sorge, ma allo stesso tempo azzurri come quell’azzurro infinito e carezzevole della luce che l’avvolge e del mare che la circonda.

Isabella Ticli, adopera invece un linguaggio universale, non legato al territorio ma alla condizione sociale omologatrice di una generazione a volte inconsapevole vittima di spietate operazioni di marketing o di tendenze della moda o di costumi sociali a volte più inquinanti e dannose dei peggiori rifiuti tossici. Per questo usa la simbologia delle bambole e dei giochi per ironizzare intelligentemente sui comportamenti di massa spesso guidati dai persuasori occulti malevolmente insiti nei media a tutto danno delle libertà individuali e della qualità dei rapporti tra persone. Il tutto supportato da una raffinata tecnica di illustrazione pittorica ricca di gusto e personalità.

Di diverso indirizzo Francesca Cantarella, più sognatrice che interessata come i suoi colleghi a ricerche di identità etnografiche o sociali. Cantarella spazia nell’universo delle visioni, privilegia la realtà dei sogni e la possibile esistenza all’interno di dimensioni diverse da quelle quotidiane. Un po’ surrealista si diverte a far scorrere i suoi pennelli intrisi di china o di acquerelli sulla carta, modellando figure e situazioni di un mondo perfetto e quindi irreale.

Unico fotografo tra pittori, Marco Vecchi non se ne fa certamente un cruccio, le sue immagini come la pittura sono materia dei sogni, tratte però dalla realtà tangibile dei colori del mondo e della vita che lo pervade. Così l’uomo di passaggio, intruso nell’inquadratura di una scena di street-view, diventa magico preludio, con la sua camicia bluette, alla danza delle meduse azzurre, simbolo di ancestrali memorie di estreme dimore al di là della vita.

Più rassicurante, ma non per questo meno interessante, le nature morte della Benfatto ci riportano nell’universo quotidiano dei gesti e delle azioni di tutti i giorni. La Benfatto mette ordine agli oggetti di casa, li colloca in affidabili inquadrature sceniche in cui ha dosato luci e colori affinché la parte che dovranno recitare per sempre, nei singoli still-life come in un teatro, sia perfetta e ….Benfatta(o)!

 

 

L’ingresso è libero