Un viaggio attraverso il secolo scorso, con il calcio come filo conduttore. Quattro storie di soprusi, sofferenze, persecuzioni e speranza. Questo il tema del racconto teatrale Calcio Perseguitato, storie di sport e potere, in programma giovedì 1 dicembre al teatro Politeama di Pachino nell’ambito della rassegna Conversazioni sul Novecento giunta alla seconda edizione.

In scena Davide Sbrogiò, attore teatrale di lunga esperienza, maturata in compagnie di livello nazionale. Le musiche, dal vivo, sono a cura del cantautore Ugo Mazzei, artista che annovera tra le sue collaborazioni quella con Giulio Rapetti Mogol. I testi sono curati dal giornalista e scrittore Sergio Taccone, vincitore di importanti premi letterari.

Trattiamo alcuni aspetti della storia del Novecento – afferma Sergio Tacconeparlando di calcio: è l’obiettivo di questo progetto che unisce l’ambito teatrale, letterario e musicale scandagliando il rapporto tra football e potere nel secolo scorso“.

Due tempi, come una partita di calcio. Il viaggio parte dall’Unione Sovietica degli Anni 30, con i quattro fratelli Starostin, fondatori del club calcistico dello Spartak Mosca, unico club sovietico di emanazione popolare. Gli Starostin furono i promotori di una partita sulla Piazza Rossa, davanti a Stalin in persona, durante il periodo del “grande terrore”. Finirono perseguitati, internati nei campi dell’Arcipelago Gulag e costretti ai lavori forzati per volontà di Lavrentij Berija, il potentissimo signore della Lubianka. Un incubo conclusosi nel ’53 con la morte di Stalin.

Nel secondo racconto, spazio al Brasile durante il regime dittatoriale che, dopo il golpe militare del 1964, governò il Paese sudamericano fino alla metà degli Anni 80. Un regime che osteggiava le voci libere del giornalismo come quelle di Vladimir “Vlado” Herzog e Joao Saldanha, Ct della nazionale verdeoro per soli 400 giorni, allontanato alla vigilia del mondiale del 1970 non essendo vicino al governo. Il secondo tempo si apre con la storia della Grande Ungheria di Ferenc Puskas, squadra che dominò la scena mondiale nella prima metà degli anni 50, cancellata dai tank sovietici nell’ottobre del 1956.

Il racconto si conclude nell’Argentina della Junta Militar presieduta da Jorge Rafael Videla che prese il potere con un colpo di stato nel marzo del 1976. I golpisti puntarono sul Mondiale del 1978 per presentarsi alla comunità internazionale come un paese moderno e democratico mentre tante persone scomparivano nel nulla, inghiottiti dal gorgo dei campi di tortura o finiti nell’oceano con i voli della morte.