Domani, 16 dicembre, alle 19, al Museo etnografico Nunzio Bruno in piazza Umberto I a Floridia, si terrà l’inaugurazione della mostra personale di pittura Alter Ego del Maestro Paolo Golino. L’evento è inserito nella programmazione delle attività natalizie promosse dall’amministrazione comunale e dal museo. A dare il  saluto al pubblico sarà il sindaco di Floridia, Orazio Scalorino e la direttrice del museo, Cetty Bruno. Dopo gli interventi istituzionali sarà il semiologo Salvo Sequenzia, con il suo intervento critico a introdurre il pubblico alla comprensione delle opere in esposizione.

Paolo Golino, nato a Canicattini Bagni, vive a Palazzolo Acreide. Compiuti gli studi d’arte si è occupato incessantemente di ricerca pittorica compiendo un percorso creativo nell’ambito del figurativo, attingendo da un lato alla grande lezione della tradizione pittorica classica figurativa italiana e straniera, e dall’altro sperimentando con studio e passione nuove soluzioni linguistiche e formali, che lo hanno spinto sui territori della pop art e dell’informale.  Le sue opere, presenti in gallerie e collezioni pubbliche e private, hanno ricevuto numerosi riconoscimenti nazionali ed internazionali, e tra gli ultimi, nel 2016, il prestigioso premio nazionale Iside a Benevento.

La mostra allestita al Museo Bruno costituisce una antologica che  offre al pubblico un panorama esauriente della poliedrica attività dell’artista.

Molteplici sono i temi trattati: dalla ricerca del sacro, molto sentita da Golino, alla rappresentazione mitologica, passando attraverso la pittura d’impegno civile, al ritratto, alla natura morta e al paesaggio.  Quella di Paolo Golino è una pittura di studio e di ricerca, nella quale luminismo, cromatismo e plasticità sono elementi costitutivi di uno stile caratterizzato da una  ricerca pittorica da sempre animata dall’esigenza di penetrare il mistero del reale, di esplorare l’abisso spalancato tra l’umanità e l’assoluto.

Così spiega il semiologo Salvo Sequenzia nella sua lettura critica della mostra: “La tela assume forti sensazioni di materia visiva; il rilievo e il colore trovano funzione nel racconto delle forme e delle figure riconducibili a iconografie consolidate o ad originalissime germinazioni.  Il disegno diviene espressione di un ‘processo’  che si invera nel dipinto. Un uso sapiente, modulato  e  cangiante dei colori strappa la figura alla sua immobilità; la sostanza della luce, i chiaroscuri, le velature e le ombre insinuano accenti ‘caravaggeschi’, assunti non come mera citazione bensì come lezione gnoseologica drammaticamente alta e severa. L’opera di Paolo Golino, con l’isolamento ‘scultoreo’ delle figure e le possenti ‘architetture’ di luci e di ombre, fa intimamente propria la lezione caravaggesca e si innesta sulla linea della migliore tradizione pittorica figurativa italiana di questo secolo”.