Si inaugura mercoledì prossimo, 21 dicembre alle 18,30, negli spazi espositivi di Fototeca Siracusana, la mostra di fotografia Islanda di Max Boero,  fotografo autodidatta, appassionato di viaggi ed escursioni in luoghi estremi, è alla ricerca del cuore della terra, lontano dalle mete del chiassoso turismo di consumo. Viaggiatore del tempo, più che della dimensione geografica, lo attraggono i luoghi in cui ancora è possibile percepire il profondo respiro della Madre Terra, ovunque essi si trovino.

L’Islanda non è un luogo come tanti ce ne sono su questo pianeta. E’ un luogo estremo e unico,  una terra in cui vulcani e ghiacciai, geyser e sorgenti di acqua calda, grandi fiumi e torrenti impetuosi, immense cascate e infiniti altipiani desertici si lasciano dipingere ogni giorno dalla luce naturale di una latitudine estrema.  Massimo Boero, viaggiatore e fotografo per vocazione, ci racconta con le sue immagini nette e schiette questo universo  meraviglioso il cui fascino ammalia e rapisce coraggiosi viaggiatori di ogni tempo. Lo stile narrativo di Boero è diretto, semplice e immediato perché è nel momento dell’emozione vissuta che egli  registra l’impatto visivo della strabiliante natura delle cose. Non ricorre a tecnicismi inutili e ridondanti perché ciò che gli sta di fronte è  già sorprendente. Boero scatta sul momento, in quei pochi secondi in cui il cervello è confuso dalla quantità di bellezza che dovrà aggiungere all’esperienza, catturando in tal modo la sua emozione oltre che il magnifico reale che gli sta di fronte.  Il gesto dello scatto, liberato dal puro istinto e già calcolato come azione prestabilita, per un lavoro di fotografia in cui sciogliere sentimenti e impulsi, pensieri di viaggiatore e voglie di esploratore della natura del mondo, al fine di ottenere l’autentico resoconto di un narratore per immagini.

Massimo Boero in Islanda è al posto giusto. Una terra dove lo scenario cambia continuamente, e con esso le emozioni, una per ogni angolo dell’Isola, per ogni passo. Dalle vaste distese di roccia lavica, ad ogni vallata, deserto, guado o scogliera che si attraversi. La fantasia non riesce a star dietro al reale. Come fare, del resto, a immaginare qualcosa di cui non si abbia mai avuto esperienza? Come fare a immaginare la purezza dell’acqua dei primordi della Terra o il tremore sotterraneo del magma della creazione, o il profondo boato delle viscere dei vulcani?

Un reportage di paesaggio su quest’Isola, in solo una ventina di immagini, non potrà mai raccontare interamente questo luogo, ma costituirà un invito, per coloro che lo sapranno cogliere, a venire fin quassù, proprio in capo al mondo perché è proprio qui che sta il mondo. Le origini del nostro mondo e forse anche le origini del tempo, così lontane e così diverse dal presente che conosciamo.  Di questo Massimo Boero è ben consapevole, come è consapevole di non fotografare accattivanti paesaggi da cartolina ma deserti primordiali quasi apocalittici, mai idilliaci che, comunque, sono quel che resta del nostro Pianeta.  Un luogo che l’uomo deve difendere dall’uomo.

Le stampe in mostra di Massimo Boero costituiscono quindi il racconto di un difensore estremo della natura estrema, appunti e tracce di un’esperienza da condividere con chi ha già capito che “questo Pianeta non lo abbiamo ereditato dai nostri genitori, ma lo abbiamo in prestito dai nostri figli (Josè Martì), …ma soprattutto con chi ancora dovesse nutrire qualche dubbio.

Ingresso libero.