Il concorso internazionale con 12 film provenienti da 10 Paesi e 4 continenti rappresentati, scelti dal direttore artistico Antonio Casciaro, si è svolto ieri, 28 dicembre, a Siracusa.

La giuria internazionale, composta da Selena Marino (Italia), esperta in Beni culturali, e  Vanja Mervič (Jugoslavija), esperto in video e multimedialità, ha assegnato 4 premi ad altrettanti film, e una menzione speciale.

Un festival che cerca di intercettare la fluidità del mondo contemporaneo cercando di porla alla riflessione sia estetica che cognitiva dello spettatore; non per abbandonarsi passivamente a essa – dichiara Antonio Casciaro -. Un festival alla ricerca di frammenti da ricomporre, frammenti-puzzle di tutto il mondo. Per questo un concorso internazionale, senza generi né durata. Un concorso–flusso. Una rassegna plurale. Un insieme di idee emergenti da un caos apparente, un insieme continuo di film che pone una sfida alla capacità umana di mettere ordine, di dare significato, di ricostruire senso. Un senso non solo locale, ma anche internazionale, interculturale. Una rassegna-concorso capace di rappresentare le esigenze di un mondo sempre più interconnesso e allo stesso tempo con esigenze di diversità, di libertà. Pluralità per l’appunto. Una diversità capace di proporre, all’approccio mainstraming imperante, punti di vista altri, giovanili, freschi, pregni di sperimentazione e innovazione. Un festival che pone allo spettatore il ruolo dell’immagine in quanto tale, al di là della fabula e della trama-struttura. Elogio dell’immagine in movimento e della sua insita natura narrativa. La premiazione di film provenienti da Iran, Russia, Burkina Faso, Germania e Turkia  testimonia la capacità del Festival di portare l’attenzione della cultura internazionale nei confronti della città di Siracusa!”.

ECCO I FILM PREMIATI E LE MOTIVAZIONI DELLA GIURIA.

MIGLIOR FILM: Jazz etude, di Elena Gladkova (Russia 2014) – “Il film è un inno alla creatività che è libera, refrattaria ad ogni regola o disciplina. Un film ironico e intuitivo. La regista con questo lavoro è riuscita a cogliere l’esigenza di un popolo che – possedendo l’arte della musica – ha la capacita di affrontare in modo propositivo il sistema, a volte asfissiante, delle regole. Un film che mediante la rappresentazione della capacità umana del divertimento riesce a modificare la percezione dello status quo per immaginare un mutamento sociale.”

PREMIO RESPONSABILITA’ SOCIALE: Le cimetière des marionnettes, di Elena Molina (Spagna, Burkina Faso 2014) – “Il film merita il premio per l’attenzione rivolta dalla regista al tema del riscatto tutto imperniato sull’idea dello “scarto” e della sua “valorizzazione””.

PREMIO INTERPRETAZIONE DELLA CONTEMPORANEITA’: Gyes di Duygu Nazlı Akova (Turkey 2016) – “Il film affronta in modo molto originale il tema delle trasformazioni urbane e il conseguente mutamento degli scenari sociali a Istanbul. Il regista sviluppa il tema attraverso un linguaggio originale che formalmente si rifà al cinema strutturale anni 70, con un’inquadratura fissa che diventa immagine pittorica in movimento, tipica dell’arte contemporanea. Attraverso il riflesso della città e dei suoi cantieri viene generata l’immagine di Gyes, il gigante mitologico nato dall’unione tra Urano (il cielo) e Gaia (la terra), che simboleggia il catastrofico destino della megalopoli in continua espansione”.

PREMIO INNOVAZIONE LINGUAGGIO: Refugee camp di Saeed Naghavian (Iran 2016) – “Il regista è stato molto originale e innovativo pur utilizzando una tecnologia tutto sommato semplice (una videocamera e un paint), un film senza il bisogno di telecamera ma solo il video del monitor; uno spazio virtuale, un ambiente lavorativo con tutti gli utensili da lavoro; una idea che funziona con e per mezzo di tutto il desktop. Un film grafico con un messaggio molto forte e attuale”.

MENZIONE SPECIALE: Postcard to Godzilla di Louis Fried (Germany 2015) – “Per la particolare combinazione di suoni e immagini che ricorda il messaggio di John Cage e il suo pensiero sul concetto di rumore e suono. Il film non segue una trama precisa, ma il porto a un certo punto si anima e prende vita generando una vera e propria sinfonia, quasi un concerto. Ci si cala in un’atmosfera un po’ surreale (a tratti quasi distopica) fatta di silenzi e suoni meccanici, stridenti. E ritorna John Cage… i rumori difatti sono parte integrante della vita, sono nel mondo e diventano suoni. Questi suoni a volte ci affascinano a volte ci disturbano, come in questo caso. Potremmo definire questo film la rappresentazione sonora di un pensiero sfuggente”.