Sabato scorso, nei locali del plesso Morvillo del secondo istituto comprensivo “O.M. Corbino” di Augusta, si è tenuta una lezione di educazione alla legalità e alla cittadinanza attiva, rivolta agli alunni dell’ultimo anno della scuola secondaria di primo grado da parte di Armando Rossitto, che ha avviato la sua “chiacchierata” con i ragazzi chiedendo loro quale fosse il significato del termine legalità.

Annodando i fili comuni delle tante risposte date dagli studenti, Rossitto, insegnante, dirigente scolastico, amministratore, ma soprattutto educatore e rappresentante di spicco dell’associazione Libera, ha sottolineato come bisogna sommare le energie di ciascuno per trarre il meglio da noi stessi e da chi ci sta vicino in un impegno di civica collaborazione perché, come diceva don Pino Puglisi “se qualcuno può fare qualcosa, allora si può fare molto”.

L’incontro è proseguito con la visione di alcuni frammenti di filmati di repertorio dai quali è emerso, grazie anche alla testimonianza del giudice Caponnetto, come la lotta alla mafia ha effettivamente preso il via quando la gente ha capito la vera entità del problema e i siciliani, legati alla loro terra da un cordone ombelicale che nessuno potrà mai spezzare, hanno iniziato a lottare per la vera libertà. I ragazzi possono fare tanto nella loro lotta alla mafia con prudenza ma con determinazione: da un lato aiutando le persone in difficoltà, dall’altro vivendo con serietà l’impegno scolastico perché la criminalità cresce meglio dove non c’è cultura, perché può arruolare un numero maggiore di persone; al contrario a scuola, dove si cura il sapere, la conoscenza, la capacità di trasmettere valori, il pensiero critico e l’ educazione alla cittadinanza ed alla legalità, si gettano le basi per il rifiuto della prevaricazione e dell’ingiustizia.

Armando Rossitto, promotore e anima della Fattoria della legalità di Lentini ha poi parlato della sua esperienza all’interno di questo progetto che lo ha visto impegnato in prima linea. Una fattoria confiscata alla mafia e restituita alla collettività come cooperativa agricola produttrice dell’arancia a polpa rossa e come fattoria didattica mediante la quale poter offrire ai giovani un modello diametralmente alternativo a quello mafioso. Una fattoria che da “Cosa nostra” è diventata “Casa nostra”.