Un canto di dolore e di speranza, quello rappresentato dalle giovani migranti minorenni arrivate dalla Nigeria in Sicilia dopo aver attraversato confini, deserto e Mediterraneo, e adesso ospiti del Cpsa “Capocorso” di Siracusa, gestito dalle cooperative sociali Iris, Passwork e Il Sole.

Un canto, nella loro lingua, che cambia al cambiare del ritmo del kalengo, e che racconta dei consigli di una madre alla propria figlia che si prepara a lasciare la sua terra per intraprendere il viaggio verso l’Europa, verso un futuro nuovo, dignitoso. E tra le raccomandazioni protettive che la madre rivolge alla figlia, c’è quello di guardarsi dalla prostituzione, dallo sfruttamento sessuale.

Purtroppo, è proprio attraverso l’illusione di una vita nuova nella ricca Europa che i mercanti di esseri umani, i criminali del racket della prostituzione, riescono a diventare “padroni” non solo del corpo di queste bambine (l’età oscilla dai 12 ai 16 anni) ma della loro vita. Vittime di un fenomeno che cresce sempre più, che quasi sempre ha radici nello stato di povertà o nell’esigenza di scampare ad una vita di stenti, alle guerre civili, alla prostituzione anche li nella propria terra.

Quel canto, lo scorso venerdì, ha risuonato al Cpia dell’istituto scolastico Martoglio di Siracusa, la scuola frequentata dalle ragazze migranti destinate al mercato europeo dello sfruttamento sessuale, per l’appuntamento conclusivo di “Illuminiamo il futuro”, la campagna per ridurre la “povertà educativa” dei bambini, lanciata a livello nazionale da Save The Children e curata dalla Rete Sol.Co. (il consorzio di cooperative sociali operanti in tutta la Sicilia), attraverso 7 appuntamenti, che dal 2 al 7 aprile hanno toccato Gela, Palermo, Catania, Siracusa, e in provincia anche Francofonte e Melilli.

Presenti, all’appuntamento conclusivo all’istituto Martoglio, con la dirigente scolastica Simonetta Arnone, la responsabile del Cpia, Graziella Fisicaro, le insegnati, l’assessore alle Politiche Sociali del Comune di Siracusa, Giovanni Sallicano, il rappresentante della Rete Sol.Co., Sergio Mondello, i responsabili del Cpsa Capocorso, Antonella Grasso per la cooperativa Iris, Sebastiano Scaglione per Passwork, e Andrea Baffo per la cooperativa Il Sole.

La Sicilia, insieme con la Campania – ha ricordato nella sua introduzione Antonella Grasso, presentando l’iniziativa –  detiene il triste primato della regione italiana con la maggiore “povertà educativa”, un fenomeno che le imprese e gli operatori della Rete Sol.Co., toccano quotidianamente con mano operando nelle periferie e spesso in contesti di grave disagio sociale e povertà materiale, o nella gestione di Centri di accoglienza per minori migranti non accompagnati“.

Stretta, infatti, è la correlazione tra povertà materiale ed educativa, come conferma Save The Children nei suoi rapporti, e proprio in Sicilia si stima che 1 bambino su 4 viva in condizioni di povertà assoluta.

C’è bisogno delle istituzioni e di iniziative come queste – ha affermato l’assessore Sallicano – per ridurre, tra le fami del disagio, la fame educativa. “Ognuno è responsabile di tutto”, diceva  Antoine de Saint-Exupéry, per cui l’operosità di ognuno deve essere messa a disposizione di tutti per poter affermare che il mondo può camminare e andare avanti. Al contrario, non si fa un passo in avanti”.

Da 25 anni Sol.Co. opera in tal senso, a fianco di chi ha bisogno, come ha spiegato Sergio Mondello “per ridurre il disagio e la povertà educativa che coinvolge ancora tanti minori in Sicilia. Per quanto ci riguarda abbiamo contribuito ad accendere un faro”.

Il punto luce che accendiamo oggi – continua Sebastiano Scaglione – è focalizzato sul drammatico fenomeno della tratta degli esseri umani, dello sfruttamento sessuale della quale sono vittime ragazze minori sempre più piccole, che non arrivano più solo dalla Nigeria ma da altri Paesi africani. Noi di Capocorso, insieme alla Prefettura e al Comune di Siracusa, proviamo a porre un argine offrendo loro delle opportunità educative. La scuola, dunque, come coinvolgimento sociale e strumento per ridurre la povertà educativa per dare un futuro diverso a chi è vittima di questo fenomeno”.

E la scuola, come dimostra l’esperienza del Cpia dell’Istituto scolastico “Martoglio” di Siracusa, non si sottrae a questo compito.

La scuola è la casa di tutti – ha concluso Simonetta Arnone – e non possiamo non condividere un percorso che non solo contribuisce a colmare questo vuoto, la povertà educativa, presente in modo rilevante in Sicilia, ma nel caso dei minori di Capocorso, offre loro una opportunità a queste ragazze”.