Nell’ambito della rassegna Autunno artistico netino, venerdi 15 settembre alle 19 si terrà la presentazione della mostra Gea #cantiepreghiere, esposizione delle opere di Lauretta Barcaroli.

A cura di Studio Barnum contemporary, con il patrocinio dell’assessorato alla Cultura del Comune di Noto, presentazione critica a cura di Michele Romano e il contributo musicale dell’arpista Antonella Furian. Apertura mostra e aperitivo con l’artista a Palazzo Ducezio.

La mostra, a ingresso libero, sarà aperta al pubblico dal 15 settembre all’1 ottobre 2017, dale 10 alle 13 e dalle 16 alle 20.

Le sagome polimateriche dell’artista Lauretta Barcaroli rievocano metope del contemporaneo, quel senso della narrazione visiva che nella pura astrazione rielabora il valore della ri/costruzione materica della forma. Sono chiari i richiami agli artisti polimaterici del ‘900, ma la Barcaroli reinterpreta nel suo Work in progress il principio laboratoriale dell’artista e della tecnica, che traduce la materia in narrazione altra e alta. Nei suoi pannelli di tela e cromia, l’artista supera la pura emozione della materia e invita l’osservatore a rileggere il fare artistico come un lavoro in itinere che richiama ataviche narrazioni del nostro patrimonio iconografico. L’apparente astrazione nella sua produzione artistica induce a rivedere la fase dell’Arte Materica come un inizio fondante, con la predominanza di “materiali naturali o tele incollate o attaccate al supporto”, ma le sue iniziali Derive, nella loro ancestrale circolarità, ci conducono a delle sinestesie indirette, matericità che si dissolvono nella diafana visione di velari che trasmutano la fisicità dell’essere nella intima essenzialità dell’introspezione umana. I pannelli o fregi narrativi della Barcaroli si narrano come frammenti di un passato recente, cortei astratti di metamorfosi antropomorfe, quasi mesopotamiche ed elleniche. L’artista trasforma la materia, da aulico lapislazzulo a tecniche miste, dal marmo pentelico a colle astratte, forse è il vero principio pluridisciplinare della sua contemporaneità. Osservare con attenta riflessione il suo fare, frantumare e poi ricostruire è il principio narrativo di ogni artista che di picassiana memoria traduce l’idea in ogni diversa forma e materia, quasi senza tempo e spazio, che rinasce come un’araba fenice e un senso etico della vita e del suo narrare per sensi, tattilità e visioni immaginifiche. I lavori su carta della Barcaroli sono segni, tracce e orditi di una materia che rivela trame di vita, di vissuti apparenti, un senso del contemporaneo che attraverso la materia e la téchne, dal greco τέχνη, arte nel senso di perizia, saper fare e saper operare, si risveglia nella poliedrica e prolifera azione della nostra artista, una linea di narrazione epica dove il senso del creare, manipolare e agire è il segno tangibile e visivo, ma soprattutto il fil rouge di una visione micro e macro dell’universo umano”.

Michele Romano, Accademia di Belle Arti di Catania