Il calcio trattato con stile letterario. Il football di ieri, non oppresso dagli onnivori diritti televisivi attuali, quello che lasciava ampio spazio al racconto, dove le radiocronache di “Tutto il calcio minuto per minuto” e dei quotidiani del giorno dopo erano un rito irrinunciabile per la moltitudine di appassionati.

E’ questo, soprattutto, il calcio raccontato dal giornalista di Portopalo Sergio Taccone, cronista con un’esperienza quasi ventennale sulle spalle e autore di Racconti Rossoneri, un’antologia di 21 storie brevi sul Milan degli anni ’70 e ’80.

Il libro, edito da Urbone Publishing, è stato presentato nei giorni scorsi a Balestrate (Palermo) nel corso della “Settimana Europea dello Sport”. Un libro che completa una quadrilogia che attraversa l’ultracentenaria storia milanista. “I racconti – spiega l’autore – si riferiscono ad anni difficili per il Milan, con la squadra che vinceva poco e, addirittura, sprofondava per ben due volte in serie B nei primi anni ’80. Un Milan lontano dalla grandezza berlusconiana, che portò una messe di titoli tra il 1988 e il 2011. Giocatori come l’attaccante scozzese Joe Jordan o Luther Blissett sono nomi sconosciuti ai tifosi del presente”.

Nella galleria di personaggi scelti dall’autore, sfilano tra gli altri il “portiere dalla maglia gialla” Ricky Albertosi, il “paron” Nereo Rocco, Gianni Rivera, uno dei più grandi calciatori italiani di tutti i tempi, e il biondo Ruben Buriani, instancabile ala destra nel Milan di fine anni ’70. Urano Navarrini collezionò con il Milan pochissime presenze. Gli esperti di milanismo se lo ricordano soprattutto per essere il figlio dell’attore Nuto Navarrini, spalla di Totò in alcuni celebri film. Il percorso narrativo del libro mette in risalto vittorie e sconfitte. “Ho una predilezione per i perdenti che, come quelli raccontati dal grande Osvaldo Soriano, creature vestite con gli abiti del sogno – aggiunge Taccone –. Pasolini ci ricorda l’esigenza di educare le nuove generazioni alla gestione della sconfitta per non trasformare i giovani in cinici arrampicatori sociali in una società che ha venduto l’anima al demonio, anzi forse ha superato in malvagità persino Mefistofele”.

Tra le righe del libro spuntano anche Fausto Coppi e Gino Bartali che nel gennaio 1950 diedero vita ad una partita in beneficenza, giocata a Milano. Coppiani in maglia rossonera e Bartaliani in nerazzurro. Vinse nettamente la squadra di Fausto Coppi che andò anche in gol. “Racconti Rossoneri”, scritto con lo stile asciutto tipico del cronista, conferma un dato: il calcio che vale è quello che uno conserva nei ricordi. “Approfondendo la storia del Milan – prosegue l’autore – ho compreso che la sconfitta non è una maledizione ma può diventare l’opportunità per resistere meglio alle inevitabili intemperie dell’esistenza. Sartre aveva ragione quando parlava del calcio come metafora dell’esistenza”.