Il 21 ottobre alle 10 nel salone Paolo VI, accanto alla chiesa del SS. Salvatore, in Via Necropoli Grotticelle, il Adriano Prosperi presenterà il suo recentissimo libro Lutero. Gli anni della fede e della libertà, edito
Mondadori e si confronterà con il pastore Andreas Latz e Marina Maria Elena Gullo, teologa dogmatica.

L’opera è una biografia di notevole spessore storico e culturale, tanto più che in lingua italiana l’ultimo biografo di Lutero fu il grande e ostracizzato Ernesto Bonaiuti che nel 1926, in pieno regime fascista, riprese la figura del monaco tedesco quale ultimo baluardo al totalitarismo fascista e alla nascente involuzione delle democrazie europee che porteranno nel decennio successivo alle barbarie naziste proprio in quella Germania che Lutero aveva liberato con la sua riforma. L’opera è una sapiente ricostruzione delle origini della libertà di coscienza che farà dell’Europa illuminista la base degli irrinunziabili principi moderni di tolleranza e libertà che ormai albergano in tutte le Costituzioni europee. Con il Concilio Vaticano II anche la chiesa cattolica ha accolto pienamente il rinnovamento culturale che provocò la riforma luterana e che diede la stura alle Chiese calviniste. E tuttavia Prosperi allarga lo spettro della sua indagine partendo da una marcata convinzione che il pensiero luterano abbia altresì anticipato il discorso ad un effetto perverso rilevato nel secolo scorso da Thomas Mann sulla Germania egemonica, cioè quando l’intellettuale di Lubecca sollevò il quesito del futuro della Germania post nazista, che a suo dire doveva abbandonare la pericolosissima via di una Germania egemonica sull’Europa per aderire ad una Germania europea fuori da ogni pretesa imperialista. Lutero alla fine fu un pensatore coerente con l’idea della libertà del cristiano e tollerante nei confronti delle altre religioni, oppure il campione ed il profeta dell’intolleranza come di fatto avvenne nei primi anni successivi all’espansione del suo Credo? Certamente nell’immediato la frattura dell’unità del popolo cristiano intorno all’idea stessa di Chiesa, non solo produrrà le guerre di religione; ma addirittura genererà quello scenario antiebraico che proprio già Bonaiuti stigmatizzerà nel libro appena citato.

Proprio questi troveranno nei relatori – la cattolica Marina Maria Elena Gullo, teologa dogmatica e in Andreas Latz, pastore luterano – i due necessari disquisitori che potranno rileggere la figura di Lutero al di là delle facili e superate interpretazioni che ne hanno reciprocamente alterato il valore del suo pensiero alle origini dell’età moderna.