Patrimonio Culturale, Paesaggi e Personaggi dell’altopiano ibleo. Scritti di archeologia e museologia della Sicilia sud-orientale, di Santino Alessandro Cugno, British Archaeological Reports, Oxford 2017.

La prefazione è di Lorenzo Guzzardi, direttore del Polo Regionale di Siracusa per i siti culturali; 171 pagine (in italiano con abstract in inglese), 118 figure in bianco e nero, 28 tavole in bianco e nero e a colori.

Il volume raccoglie, per la prima volta, una serie di saggi – alcuni del tutto inediti, altri già pubblicati ma in questa sede ampiamente rielaborati e aggiornati grazie a numerosi approfondimenti e ad una documentazione appositamente realizzata – il cui principale filo conduttore è rappresentato dal rapporto profondo ed osmotico che unisce il patrimonio culturale dell’altopiano ibleo, le realtà museali locali e il paesaggio.

I 10 saggi riguardano vari temi di archeologia e museologia della Sicilia sud-orientale e sono stati scritti con la collaborazione di alcuni specialisti: Ray Bondin, Franco Dell’Aquila, Paolo Daniele Scirpo, Iorga Ivano Prato. I primi quattro capitoli sono incentrati su problematiche relative a musei, Patrimonio Culturale e paesaggio, e su alcuni aspetti poco noti concernenti la formazione e la personalità di alcuni celebri studiosi ed intellettuali del territorio siracusano (Antonino Uccello, Salvatore Carpinteri). I restanti sei saggi riguardano temi di archeologia e topografia antica: le emergenze archeologiche gravitanti intorno alla Riserva Naturale Integrale Grotta Monello; nuove osservazioni di carattere storico sul santuario rupestre di Cibele ad Akrai; i rapporti tra Indigeni e Greci nell’entroterra siracusano sulla base delle nuove indagini archeologiche nei siti di Cugno Case Vecchie, Causeria e Olivella; l’analisi di tipologie, funzioni e caratteristiche delle tombe monumentali paleocristiane a baldacchino e delle chiese rupestri medievali con iconostasi; lo studio e la valorizzazione dei castelli medievali della Sicilia sud-orientale.

I primi due capitoli sono dedicati, rispettivamente, al fenomeno del collezionismo archeologico, che nel corso del Settecento vive una stagione nuova e fiorente in Sicilia, e al legame stretto e inscindibile che coinvolge i musei etnografici, i siti UNESCO ed il paesaggio ibleo. Nel XVIII secolo la città di Siracusa fu una delle principali mete del Grand Tour, e la fama dei numerosi complessi monumentali in rovina e dei preziosi manufatti antichi, collegati al suo glorioso passato greco, comincia a diffondersi anche al di fuori dell’Isola, grazie soprattutto ai diari e ai resoconti dei viaggiatori europei. Una delle principali conseguenze del collezionismo privato, tuttavia, fu quella di alimentare il fenomeno degli scavi abusivi e il traffico internazionale di opere d’arte e reperti archeologici. Delle collezioni private, spesso scomparse senza lasciare alcuna traccia, è possibile oggi tentare di ricostruire le vicende solo attraverso gli epistolari privati e i documenti d’archivio; il passaggio dai privati al pubblico di molte di queste collezioni agli inizi del XIX secolo, ha di fatto determinato la nascita del primo museo civico della città aretusea. Lo stretto legame tra le emergenze storiche, artistiche e archeologiche che contraddistinguono tutto il comprensorio ibleo (a partire dai siti UNESCO di Siracusa, Pantalica e delle città tardo barocche del Val di Noto), l’ambiente naturale e le attività di conservazione, gestione e valorizzazione del patrimonio culturale materiale e immateriale, faticosamente condotte dai vari musei etnografici pubblici e privati, deve costituire al giorno d’oggi un valore aggiuntivo dalla forte valenza identitaria e, allo stesso tempo, un ulteriore stimolo allo sviluppo economico, sociale e culturale dell’intera Sicilia sud-orientale.

Di particolare importanza è il capitolo Etnoantropologia e archeologia iblea a confronto: frammenti dell’epistolario e dell’opera di Antonino Uccello, nel quale l’Autore approfondisce i rapporti tra Antonino Uccello e l’archeologia siciliana attraverso l’analisi di alcune sue opere e lettere del ricco epistolario privato dell’illustre etnoantropologo. Viene anche pubblicata una poesia inedita di Uccello dedicata al miele ibleo.

L’analisi di alcune cavità artificiali e strutture sotterranee, che contraddistingue invece i capitoli V-IX, intende fare luce sulle presenze rupestri situate in una parte del comprensorio ibleo ancora poco indagata dal punto di vista archeologico. Recenti indagini di superficie hanno permesso di esaminare una serie di escavazioni artificiali dell’entroterra siracusano (contrada Grotta Perciata, ex feudo Alfano, ex feudo Causeria, ecc), purtroppo condannate all’abbandono e al degrado, e di raccogliere nuovi dati sulle forme architettoniche, le tecniche di realizzazione e le modalità insediative attraverso le quali le popolazioni locali hanno superato le innumerevoli difficoltà di occupazione e di adattamento che contraddistinguono l’habitat rupestre ibleo. Tra le testimonianze rupestri più note, appariscenti e legate a devozioni e a leggende popolari, al contrario, viene approfondito il santuario rupestre di Cibele ad Akrai (meglio conosciuto con il nome locale di “Santoni”), di cui si propone una sintesi aggiornata sullo stato degli studi, correlata da alcune nuove ipotesi interpretative sulla realizzazione dei rilievi. Il riesame autoptico degli ipogei funerari tardoantichi con tombe monumentali a baldacchino e delle chiese medievali ipogee con iconostasi in pietra, ne rivela il frequente pessimo stato di conservazione, e solo scarni resti architettonici possono darci un’idea della datazione, dei caratteri principali, della diffusione delle varie tipologie, dell’identità dei costruttori e dell’organizzazione demografica, sociale ed economica delle comunità rurali che hanno espresso queste particolari strutture ricavate nella roccia legate ad un uso cultuale e funerario.

All’archeologia pubblica e allo studio dei castelli medievali iblei è riservato il decimo e ultimo capitolo di questo libro. L’innovativo progetto di ricerca Lungo le tracce di Paolo Orsi, elaborato da una piccola associazione culturale siracusana nel 2011, ha avuto come ambizioso obiettivo lo studio e la gestione integrata e sostenibile dei siti castrali di Ferla, Buscemi e Cassaro, prima d’ora mai oggetto di indagini archeologiche approfondite e puntuali e sostanzialmente trascurati dalle istituzioni locali e dall’opinione pubblica. Da un lato il coinvolgimento attivo di tutta la popolazione locale, insieme ad enti istituzionali, istituti di ricerca, professionisti e associazioni di volontariato, dall’altro la promozione di una serie di eventi ed iniziative culturali elaborate secondo le metodologie sviluppate dall’archeologia pubblica – finalizzate al miglioramento della conoscenza e della fruizione di questi siti fortificati ubicati in proprietà privata e all’interno della faglia sismo-geologica nord-sud ed est-ovest del plateau ibleo, come ad esempio le campagne di catalogazione e di rilevamento, le attività didattiche destinate alle scuole, gli itinerari archeologico-naturalistici, i laboratori di restauro e sugli antichi mestieri, ecc – sembrano aver prodotto negli ultimi anni un impatto positivo sull’identità e sui valori condivisi dalle comunità locali di tutto il territorio montano, e maggiori opportunità anche dal punto di vista economico e sociale. La creazione di modelli virtuosi di conoscenza, gestione e valorizzazione dei siti archeologici meno noti, insieme alla programmazione di strategie e azioni innovative ed efficaci per il progresso delle aree rurali, costituiscono anche un punto di partenza imprescindibile per lo sviluppo di forme di turismo sostenibile, e non solo di massa, come quello in forte crescita del turismo “archeologico”.

Santino Alessandro Cugno (Siracusa 1981), laureato con lode in Archeologia all’Università di Pisa (2007), ha conseguito il Master di II livello in Tutela, Valorizzazione e Promozione dei BB.CC.AA. all’Università di Catania (2008), il Corso di Alta Formazione e Specializzazione in Beni Culturali alla Scuola Normale Superiore di Pisa (2010) ed è Specializzato in Archeologia Tardoantica e Medievale presso la Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici dell’Università di Firenze (2014). Attualmente è Cultore della materia in Archeologia Classica presso l’Università Kore di Enna ed è socio del Comitato Giovani UNESCO, della Società degli Archeologi Medievisti Italiani (SAMI) e della Società Siracusana di Storia Patria. Ha preso parte a ricognizioni, scavi e attività culturali organizzate dalle università di Pisa e di Catania, al progetto di rilievo “Le mura di Dionigi I di Siracusa” (2010) dell’Istituto Archeologico Germanico di Roma, alle campagne di scavi ad Akrai (2012) dell’Istituto Archeologico di Varsavia e a Kasmenai (2016) dell’Università di Catania e della Soprintendenza di Siracusa. Ha inoltre collaborato con la Soprintendenza BB.CC.AA. di Siracusa e della Toscana (sede di Pisa) e col Museo Archeologico Regionale “Paolo Orsi”. Ha partecipato, come relatore, a convegni nazionali ed internazionali; è autore di due monografie (British Archaeological Reports, Oxford) e di numerosi saggi scientifici e divulgativi sui beni culturali della Sicilia sud-orientale.