Noto crocevia di artisti, siciliani, stranieri, pittori, scultori, fotografi, attraverso una miscellanea di stili e racconti che la rendono, se possibile, ancor più bella. Tanti spazi espositivi all’interno dei gioielli barocchi che diventano scrigni di altre bellezze, altre forme d’arte, mai stridenti, come un continuum senza separazioni.

In questa edizione di Noto d’inverno, programma di eventi, spettacoli e ricorrenze, è stata presentata una novità il Quadrilatero del Contemporaneo mettendo in relazione, appunto, più siti e dunque più mostre. Ideato dall’assessorato alla Cultura, retto da Frankie Terranova, e con la consulenza artistica di Vincenzo Medica di Studio Barnum Contemporary, e la stretta collaborazione dell’assessore al Turismo Giusy Solerte e degli uffici comunali al ramo, sono state allestite delle esposizioni, personali e collettive, di grandissimo valore ed interesse per un vero circuito d’arte nel centro storico.

Da Palazzo Impellizzeri con Lighea- il Mito e la Sirena di Alessandro La Motta, ai bassi di palazzo Ducezio con InContemporanea collettiva di pittori e scultori, passando per il museo di Santa Chiara, con Una favola antica di Franco Politano, e i bassi di palazzo Nicolaci con Cantiere Kn- Lavori in Corso di Mario Rapisardi e Massimiliano Frumenti, con Salvatore Castellino, Alessandro Costagliola e Marco De Marco,  per giungere al Convitto delle Arti (con ben tre diverse mostre: Antologica 1958/2017 di Enzo Indaco, Colour Code di Fabio Modica, e Arte contemporanea polacca), sala Dante al Teatro Tina Di Lorenzo con la collettiva Il pomeriggio d’un fauno.

Fabio Modica, giovane artista catanese, stimato e quotatissimo negli States. I suoi quadri, quasi tutti di grande formato, si trovano dal 7 dicembre esposti nei bassi del Convitto delle Arti, nella mostra Colour code, organizzata con la Galleria Arionte Arte Contemporanea, e a cura di Daniela Vasta.

Esposizione di impatto che rapisce già scorgendo, dalle aperture sul cortile del Convitto, piccole porzioni delle grandi tele. I colori, le pennellate, e quegli occhi, chiari, cristallini, che sbucano da un fondo scuro e prendono vita; opere che mutano e si trasformano allo sguardo del visitatore secondo la distanza da cui si osservano. “Il colore per Fabio Modica è vocazione – scrive la curatrice della mostra, Daniela Vasta-, a cui l’artista compiutamente arriva nel 2009 con The other e poi ancora, l’anno dopo con Untitled o Simona (2011). Volti dall’espressione ora distante ora timorosa che emergono da neri profondi e saturi ed il colore diventa un vero e proprio codice, assurge a sistema linguistico autonomo e compiuto”.

Con questo linguaggio l’artista comunica con chi osserva le sue tele, sempre e comunque, con una forza esplosiva che presenta un altro aspetto molto affascinante ovvero quello del soggetto. “Per quanto possa giungere sulla soglia della pittura senza oggetto – spiega ancora Daniela Vasta-, Modica non si addentra mai in questo territorio, convinto della necessità “morale” del soggetto, sospettoso nei confronti delle derive contemporanee del concettuale“. Tutto nelle sue opere si gioca sulla distanza con cui si osserva. “Questa modalità di cogliere un “intero” costituito da parti discrete, separate, risuona ampiamente nella storia dell’arte occidentale, dal mosaico bizantino alla decorazione barocca, alle ceramiche siciliane e arabe” conclude.

Concetti che spianano la strada verso una lettura compiuta del percorso artistico di Fabio Modica, siciliano, nasce e cresce all’ombra dell’Etna, e si forma sullo stile classico rinascimentale con occasionali riferimenti alla mitologia greca e latina ed una predilezione per soggetti avvolti da una luce caravaggesca. Perfezionatosi nella tecnica ad olio, la sua arte trova ulteriori veicoli espressivi negli acrilici, i gessetti, gli acquerelli e, soprattutto, in tecniche miste sperimentali e innovative. Un percorso il suo che ha vissuto quindi di piccole e grandi tappe, step professionali esaltanti, ne citiamo alcuni: collaborazioni con due Gallerie di Arte Moderna e Contemporanea di Londra, a Milano, Ferrara, in Spagna e in Francia, e poi gli Stati Uniti d’America dove dal 2013 espone nella nota galleria di Atlanta, la Bill Lowe Gallery dal 2014 è presente anche a Sorelle Gallery nelle sedi di New Canaan e Albany, nella SCAA di San Diego, nella Aberson Exhibits a Tulsa, dal 2016 la Bender Gallery in North Carolina rappresenta Modica in numerose e prestigiose fiere d’arte americane.

L’esposizione di Noto è dunque una scelta che l’artista ha fortemente voluto perché si possa contribuire a una definitiva consacrazione proprio nella sua terra. “Per questa esposizione ho realizzato un’opera appartenente alla serie “Awakenings” – spiega l’artista-. Risveglio dalle condizioni inutili, risveglio che rappresenta il passaggio dalla quotidiana esplorazione interiore; colgo gli istanti e la figura emerge dal buio“.

Le opere di Modica non si guardano semplicemente, ma si esplorano profondamente e la scoperta è continua, dai segni della spatola, alla scrittura, dalla forma del soggetto che si materializza seguendo delle improbabili quanto, a volte, impercettibili linee, agli occhi chiari. “Una scelta prettamente pittorica perché  fondamentalmente dona luce all’intera figura – spiega -. Nei miei lavori parlo sempre della condizione umana e cerco costantemente l’equilibrio tra astratto e figurativo, l’obiettivo è questo matrimonio, e una volta raggiunto l’opera è finita. Arrivo dalla pittura classica che ho, in qualche modo, scomposto ma senza giungere al suo opposto”. Il suo momento creativo è anche molto particolare visto che adagia la tela a terra riempiendola di tutto quello che l’ambiente circostante gli dona, possono essere le foglie del giardino o altro, solo dopo arriva anche il colore. “Per me il colore non è solo uno strumento di rappresentazione, ma è tutto!” ammette l’artista che pur dovendo fare la spola tra l’Italia e gli States, è presente alle proprie mostre. “Mi piace molto il contatto con il pubblico – spiega infatti – e amo farlo anche attraverso le mie tele dove, in un contesto contemporaneo poco “figurativo”, propongo, anche attraverso le sperimentazioni, sempre e comunque un dialogo con chi osserva. Ho scelto Noto perché anche nella mia terra desidero avere questo incontro con la gente“.  E i riscontri sono assolutamente lusinghieri, anche la sua terra sta mostrando apprezzamento, nelle presenze e nei pareri raccolti.

Colour Code è aperta al pubblico sino al 16 gennaio 2018, tutti i giorni dalle 16 alle 20 e venerdì, sabato, domenica e festivi anche le mattine dalle 10 alle 13. Tutte le mostre osservano i medesimi orari di apertura fatta eccezione per l’esposizione di Palazzo Impellizzeri che ha l’ingresso dalle 8,30 alle 18,30 dal lunedì al giovedì, escluso i festivi, e il venerdì dalle 8,30 alle 15,30. A partire da ieri, mercoledì 27 dicembre, le mostre, a turno, sono arricchite da performance di chitarra che intendono promuovere il festival Tiempo de Guitarras, organizzato dal maestro Nello Alessi.