Il patrimonio lirico italiano, la sua energia vitale, la sua forza coinvolgente e travolgente, la sua unicità nel panorama mondiale: i soci di Italia Nostra – Melilli sono pronti ad assistere alla messa in scena della Traviata di Verdi che mercoledì sera, 21 marzo, si terrà al Teatro Massimo Bellini di Catania.

L’appuntamento teatrale arriva in seguito ad alcuni incontri formativi durante i quali i soci di IN – Melilli hanno potuto conoscere, studiare a analizzare l’opera verdiana nei suoi molteplici aspetti.

Giuseppe Immè, vice presidente dell’associazione melillese, ha illustrato il rapporto inscindibile tra la città di Catania e l’opera lirica, legame consacrato dalla nascita di Vincenzo Bellini, alla grandezza del quale è stato dedicato il Teatro Massimo Bellini; alla struttura architettonica del teatro è stato dedicato ampio spazio durante l’esaustivo intervento del dott. Immè.

Cinzia Mangano, insegnante di Musica, ha presentato la personalità di Giuseppe Verdi (sottolineandone la partecipazione ideologica al Risorgimento di cui subisce l’influenza nella sua produzione drammaturgia e compositiva) per concentrarsi sulle suggestione portate sulla scena dal compositore parmense. Testimone degli eccezionali eventi storici del XIX secolo e testimone dei cambiamenti sociali del tempo: Giuseppe Verdi – con la trilogia romantica di Traviata, Rigoletto e Trovatore –  abbandona i temi politici per indagare i drammi psicologici nati dall’attrito tra individualità e società – una tensione che lo renderà l’operista più rappresentato al mondo.

Alberto Limoli, presidente del comitato scientifico IN-Melilli, ha dedicato spazio ai temi musicali che Verdi compone per la storia di Violetta, una messa in scena crudele che impone alla società contemporanea del compositore di guardare alle sue discutibili consuetudini: Violetta è una prostituta che frequenta i salotti aristocratici e non può permettersi il vincolo dell’amore che Alfredo gli offre.

Ad apertura di sipario – spiega Limoli – la Traviata esibisce platealmente il suo ritmo caratterizzante, quello del valzer: nella mitografia ottocentesca di questa danza, essa è sinonimo di amore sensuale, di coppia chiusa, di vita mondana ma anche di dispersione esistenziale e della vita che passa. Violetta precipita verso la morte a ritmo di valzer, sostiene Toscanini, e in effetti – continua Limoli – la musica di fondo festosa, i ritmi e le melodie di ballo accompagnano tutta l’opera, sempre, nel canto spiegato, partecipe, etereo e nelle arie del lento e inesorabile svanire della vita di Violetta”.

A completamento dell’analisi teorica la soprano Giulia Immè, accompagnata dal maestro Andrea Netti, ha interpretato alcune arie dell’opera per esemplificare quanto spiegato dai relatori.

Sentiamo l’esigenza – sostiene Nella Tranchinadi affrontare tutte le attività in calendario con approfondimenti che ci consentano di coglierne gli aspetti più reconditi: per questo, quando abbiamo deciso di partecipare a uno degli spettacoli proposti dal Teatro Massimo Bellini, abbiamo scelto di scoprire il mondo dell’Opera per essere spettatori consapevoli”.