Fototeca Siracusana, partner del Med Photo Festival di Catania, inaugura nella sede siracusana il ciclo di mostre del festival, decima edizione 2018, di fotografia internazionale con un reportage d’autore del fotografo italiano Daniele Vita intitolato Suleynamiye Otopark, un coinvolgente racconto fotografico sulla comunità di rifugiati siriani che ad Istanbul sopravvivono tra i ruderi di un quartiere in demolizione.

La mostra, prima di una serie di tre che si concluderanno il 20 giugno, sarà inaugurata domenica 6 maggio prossimo nella nuova sede di Fototeca Siracusana in Largo Empedocle 9, a Siracusa, alla Borgata, alle 18:30.

Curatore dell’evento è il fotografo siracusano Massimo Gurciullo, già organizzatore e curatore con Vittorio Graziano (patron dell’evento catanese) del Festival, che ha fortemente voluto inserire per la prima volta la città di Siracusa tra le sedi del circuito Med Photo Fest insieme a Catania, Caltagirone e Adrano, individuando Fototeca Siracusana quale sede espositiva per la nostra città.

Il reportage di Daniele Vita, Suleynamiye Otopark mostra, nella sua pur delicata esposizione, la grande angoscia dei rifugiati siriani in Turchia, ad Istanbul, costretti a vivere in uno Stato cuscinetto tra gli interessi occidentali e quelli orientali ancora nelle mani di dittatori e fanatici religiosi che combattono tra loro guerre distruttrici.

Da “L’Espresso” del 4 maggio 2017 a firma di Roberta Zunini:

Turchia, il disastro umanitario – così i rifugiati siriani vivono tra baracche e lavoro minorile. Un anno dopo l’accordo con la Ue, milioni di profughi sono bloccati nel Paese di Erdogan dove sopravvivono o sono ridotti in schiavitù.  il regime di Ankara non vuole che nel mondo ne parli. (omissis)… In Turchia ci sono tre milioni e mezzo di rifugiati. Di questi, due milioni e ottocentomila sono siriani, un terzo dei quali minori. Finora solo 4 mila sull’ammontare totale hanno ottenuto il permesso di lavoro dal governo turco. L’industria tessile turca è la sesta più grande del mondo ma il 60 per cento della propria forza lavoro è irregolare. (omissis).L’unica agevolazione, oltre alla tessera alimentare che lo stato garantisce ai rifugiati, è l’accesso gratuito alle cure mediche, ma chi non si è potuto registrare come profugo, perché i tempi delle pratiche sono lunghi, si ritrova anche senza questa copertura. Secondo l’Unione Europea la Turchia è un paese sicuro e accogliente per chi fugge dalle guerre. E da un anno, come noto, è in vigore l’accordo sui profughi tra Turchia e Ue, affinché restino nel Paese di Erdogan e non entrino in Europa. ….(omissis)”.

Racconta lo stesso Daniele Vita:

“Nel cuore del Corno d’Oro di Istanbul, nel distretto di Fathi, vicino al parcheggio della moschea Suleymaniye, c’è un piccolo quartiere abbandonato dalla popolazione turca. L’intero quartiere sarà ricostruito e le case sono in attesa di essere rase al suolo per dare posto ai nuovi edifici. Alcune famiglie di rifugiati siriani hanno occupato queste case fatiscenti e hanno deciso di viverci e ripopolare il quartiere. Questi ruderi adibiti a case non hanno finestre e porte, solo semplici pannelli di legno di fortuna. I bambini e gli adulti trascorrono il loro tempo prevalentemente all’aperto, gli adolescenti giocano per strada, mentre i grandi si dedicano a piccoli lavori per adattarsi meglio ai loro nuovi luoghi di lotta per la vita. Spesso piccole baracche in mezzo alle macerie vengono ripulite per diventare abitazioni di fortuna, in cui  allacciare illegalmente l’elettricità, per poter usare computer e  smart phone, necessari per  mantenere il contatto con la quotidianità perduta in Siria.
Ho trascorso alcuni giorni nel quartiere cercando di raccontare aspetti della vita quotidiana, un forte senso di sospensione e aspettando che succedesse qualcosa nell’immediato futuro.”

Questo è, in estrema sintesi, lo scenario in cui si è mosso e commosso Daniele Vita. Sono immagini da cui traspare, forte, la sua emozione, concentrata sui bambini, innocenti tra gli innocenti, soli,  nella  sfortunata condizione di rifugiati, fuggiti dagli orrori di un’assurda guerra, per finire, crudeltà del destino, nelle mani di un ennesimo dittatore a cui il mondo intero ha concesso carta bianca, ai fini di tutelare gli equilibri di un’economia occidentale, sempre più “protetta”, da indesiderati “invasori” (non importa se profughi), sempre più felice, di non essere una coscienza, ma un economia comune.

Dopo Suleynamiye Otopark che si concluderà il 20 maggio, seguiranno le mostre di due artisti internazionali: Tatsuo Suzuki (JAP) dal 25.5 al 10.6.2018 con il lavoro – Friction e Fàbio M. Roque (P) nello stesso periodo, con il lavoro intitolato I found firefliees.

Daniele Vita nasce a Viterbo nel 1975. La sua esperienza fotografica si sviluppa preminentemente e si consolida nel tempo attraverso viaggi di reportage sociale in diversi paesi (tra cui Ecuador, Bulgaria, Algeria e area del Maghreb, ma anche alcune zone del Sud Italia). La sua straordinaria sensibilità alle tematiche sociali più serie riscontrate in questi paesi si unisce ad una capacità particolare di raccogliere nel mondo quotidiano espressioni spontanee di umanità, scampoli di esistenze segnate da un destino non semplice, prospettive non scontate di giovani vite in divenire.  Questa grande capacità di vestirsi di quei mondi con semplicità, rispetto e trasparenza è favorita da soggiorni di convivenza più o meno lunghi nelle terre e nei nuclei familiari di cui ci racconta.

Di tali esperienze riesce a offrire testimonianza collaborando con diverse riviste di settore Italiane (Foto Cult, Progresso Fotografico e altre ancora), che lo segnalano per servizi fotografici e reportage prevalentemente a sfondo sociale.

Daniele Vita collabora nel corso degli anni (attraverso progetti fotografici diversi) con Unhcr, Anci, Arci, Fratelli Alinari, De Agostini e il Comune di Roma.

Ha collaborato inoltre (e collabora tuttora) con numerose Cooperative sociali e Associazioni (tra cui Coop Alice Lazio e Fondazione Exodus di Don Mazzi) documentandone fotograficamente le attività e lavorando a progetti speciali realizzati in seno alle stesse Associazioni.

Nel 2008 vince il primo premio al Toscana Foto Festival e nel 2009 vince il primo premio Sud est Coop e solidarietà. Sempre nel 2009 è finalista al premio Kiwanis, Portfolio Italia.

Nel 2009 e 2010 è finalista al premio Occhi di Scena e nel 2011 è finalista al premio Unicef POY 2011. Nel 2012 vince la borsa di studio Giovanni Tedde grazie ad un reportage su Cojimies, un piccolo villaggio ecuadoriano affacciato sull’Oceano Pacifico.

Tra le sue esposizioni personali e collettive, si ricordano le mostre presso la Sala Santa Rita a Roma (2006), a San Pier Scheraggio presso gli Uffizi (Firenze) per i fratelli Alinari  (2007), al Fotografia-Festival internazionale di Roma (2008), al Centro italiano per la fotografia d’autore a Bibbiena (2009), al Toscana Foto Festival (2010), al MIA – Milan Image Art Fair (2011) e al Citerna Fotografia (2012).

PUBBLICAZIONI
2009    Morale della favola, raccontare la Resistenza oggi. Ed. Purple Press (Roma)

2009   Che qualcuno ascolti che qualcuno sia. Ed. Editoria e spettacolo (Roma)