La Fototeca Siracusana inaugura domani, venerdì 18 maggio, alle 18:30, la mostra di fotografia intitolata  Giovanni Ferraro, fotografo, professionista siracusano scomparso prematuramente un anno fa.

Nell’ambiente della fotografia siracusano questa mostra si è resa necessaria per colmare, per quanto possibile, il vuoto di umanità e di spessore professionale che Ferraro, purtroppo, ha lasciato.  E’ l’omaggio che i suoi amici e la sua famiglia, a distanza di un anno, gli hanno voluto dedicare a conferma che il ricordo è vivo, così come l’affetto e la stima di tutti quelli che l’hanno conosciuto.

Le opere esposte mostrano chiaramente il pensiero e la personalità dell’autore, generosa e pacifica, basata sull’idea di un autentico rapporto di fratellanza inteso non come una scelta, ma come ciò che dovrebbe essere: un naturale comportamento della specie umana, schiva di pregiudizi e libera dai facili condizionamenti che generano paure e odi razziali.

Diciassette anni fa, nel 2001, Ferraro volle intitolare questo lavoro Diversi ma Uguali, inserendo tra i volti fotografati anche il suo, uno tra pari, guidato dal bisogno impellente di lanciare il suo messaggio al mondo nel momento in cui questo, ancora una volta, iniziava a scivolare verso una pericolosa deriva, profeticamente annunciata e giunta fino ad oggi con gli effetti che ben conosciamo e giustamente predetti.

Il lavoro in mostra è una sintetica sequenza di volti e di etnie, tutti marcati da una cifra comune che ne dimostra l’uguale origine, autentico lavoro di un fotografo che esprime il suo pensiero attraverso gli strumenti che possiede, quindi coerente. Un progetto portato avanti e probabilmente non concluso, alla ricerca di un canale comunicativo entro cui far convergere il senso delle idee, la chiave per stabilire un contatto difficile, per far udire ad un mondo di sordi che la vita potrebbe essere ancora più bella, solo che riuscissimo tutti a vedere nell'”altro”, un nostro fratello.  Tanta verità in tanta spontaneità, ben sapendo che neanche tra fratelli di sangue questi principi a volte valgono, spesso calpestati da aridi motivi d’interesse e egoismi personali.

Ritratti in bianco e nero, neutri e sobri; di grande formato, diretti ed efficaci; stessa inquadratura e stesse luci: Diversi ma uguali . Sono questi i codici del lavoro di Ferraro, spesso propri dei grandi nomi della fotografia, da Avedon a Mapplethorpe, autori tutti, con un personale e insito messaggio che va oltre la raffigurazione di un volto o di un corpo e oltre la semplice tecnica fotografica.

In questo lavoro ritroviamo pienamente Giovanni Ferraro, l’amico che capisce e che sorride, l’amico triste per la sofferenza di qualcuno o felice per i suoi successi, il suo senso della famiglia, rimarcato nella immagine del ventre di una donna in attesa, proiezione infinita della specie umana.

Significative e commoventi le parole che Giovanni Ferraro ci ha lasciato per descrivere il suo lavoro, parole che soprattutto esprimono la sua grande modestia, quasi a scusarsi per aver concettualizzato, e a suo intendere tradito, per una volta,  l’uso della fotografia. Egli scrive: ...ho ritenuto derogare a questi principi fondamentali della fotografia (fotografia come ricordo, fotografia come mezzo per catturare l’istante, ndr),  realizzando il lavoro che state visitando. Un mondo senza alcuna differenza, una fusione di culture.

Ha derogato, è vero, ma per una giusta causa: la fratellanza universale.

La mostra è aperta fino al 23 maggio dalle 10 alle 13 e dalle 17,30 alle 20. Chiuso il lunedì. Ingresso libero.