Dopo il successo di pubblico di sabato scorso al Teatro Martoglio, la commedia in due atti Sdisonarata, tratta dall’omonimo romanzo di Deila Caruso, va in replica sabato 19 alle 19 al Teatro Akradina di via Italia 105. Regia di Rosa Tomarchio. Ingresso gratuito.

Lo spettacolo Sdisonorata” è tratto dall’omonimo romanzo scritto da Deila Caruso che rappresenta lo spaccato di un pezzo della nostra storia del secolo scorso, ambientato negli anni ’60 in una cittadina qualunque dell’entroterra siciliano dove si svolge e si intreccia la storia di Peppino Mancuso e della sua famiglia. La storia di Peppino si condisce di molti particolari, della sua storia d’amore sfortunata, ma anche di quelle delle delle sue 4 figlie femmine e delle loro scelte che spesso Peppino non condivide, ma che, per amore di pace, sopporta e accetta a malapena. Anche questo era il segno dei tempi che cambiavano rapidamente…un finale a sorpresa vi attende. Una storia d’amore forte e tenera allo stesso tempo…che lascerà il segno nei vostri cuori.

Fanno parte del cast della Piccola compagnia teatrale Sesto Senso – interpreti principali – Danilo Caruso (Peppino), Cristina Calantropio (Mariuccia da giovane), Gianluca Indaco (On. Centamore), Anna Barone (Mariuccia da grande), Alessandra Di Gregorio (Concetta, moglie di Peppino), Caterina La Rosa (la nonna), Irene Cammarata (Canigghia, amico di Peppino) – altri interpreti – Syria D’Alessandro (Mariuccia, figlia di Peppino e Concetta), Viviana Passaro (Gna Calò, la venditrice di televisori), Alessia Lombardo (Concetta da giovane), Lucia Caruso (Luciuzza, figlia di Peppino e Concetta), Giusy Forte (ostetrica e prefica), Francesco Tisano (il dottore), Antonella Privitera e Irene Cammarata (le sorelle Carbone), Salvo Prato (Giuseppe, figlio di Peppino e Mariuccia), Martina Scattamagli (Rita, figlia di Peppino), Anna Bordonali (Prefica), Lucia Privitera (prefica), Francesco Ruma (il barone Fugali), e i piccoli Elena Basile (Mariuccia da piccola) e Niccolò Caruso (Peppino da piccolo).

Commento musicale di Gianluca Indaco, Alessandro Guarnotta (il prete). Make up artist: Liliana Lombardo. Service Francesco Ruma, assistenza tecnica Alessandro Guarnotta. Riprese audio video Seby Tuccitto. Assistenti di palco Lucy Restuccia e Stefania Gambuzza. Testo di Deila Caruso, regia di Rosa Tomarchio.

L’obiettivo del progetto è quello di creare interazione, comunicazione, socializizzazione e recupero scolastico – sociale. Gli attori sono tutti esordienti, nessuno mai aveva recitato prima d’ora. Tanti i giovanissimi che, grazie a questa esperienza, hanno ottenuto risultati sul piano didattico e scolastico che psicologico attitudinale. Molti di loro hanno deciso di diventare attori e di frequentare la scuola del dramma antico dell’Inda. Questo il vero successo di Sdisonorata. Casi al limite dell’abbandono scolastico oppure di disagio sociale che, a oggi, grazie al teatro, sono perfettamente reinseriti, giovani e adulti  che hanno conquistato molta più stima di sé e degli altri.

Dalle note di regia. Femminastorta: in un paese, sia inventato che reale, c’è sempre una “Sdisonorata”. Grande energia e grande emozione ed anche qualche risata. “Sdisonorata” è un romanzo quasi perfetto e che ben si presta alla trasposizione teatrale. Dentro vi è un “sogno” molto realistico, un racconto che potrebbe essere parte di molte famiglie italiane. Dunque, una lettura che si addice anche alle nuove generazioni. Il personaggio principale, che dapprima potrebbe sembrare Mariuccia (la “sdisonorata”, appunto) provoca quel “pugno nello stomaco” al lettore e dà grande energia a chi si rivede in molte sequenze di questa favola pirandelliana in cui l’autrice sceglie accuratamente la girandola di personaggi che ruota, in realtà, attorno a due (non ad una, come vorrebbe far intendere il titolo) protagoniste: Mariuccia (il primo amore di Peppino) e Concetta (la donna che, in effetti, diventerà la moglie di Peppino); proprio quest’ultima sarà la chiave di volta di tutta la storia che riserva un finale molto intenso nella sua drammaticità.

Raccontare una storia tra il serio e il faceto è la novità di questo mio libro che parla di noi donne siciliane in un periodo storico e culturale molto diverso da quello dei nostri giorni…un libro molto leggero da gustare fino in fondo con lo sguardo rivolto al passato ed a quel futuro generazionale che noi, giovani donne anziane, vorremmo riuscire a vedere”. Come i personaggi di alcuni suoi scritti, Deila Caruso, segnata da un senso della vita a metà tra nostalgia ed ironia, racconta, con il ricordo alle sue radici, un paese “inventato” nel cuore della sua Sicilia, Femminastorta, a tratti sfocato per la lunga distanza che separa quel piccolo mondo antico dalla realtà di oggi. In questo romanzo familiare si intrecciano passioni, drammi, successi e valori estinti, ma ancora da recuperare.

Deila Caruso descrive quell’epoca della sua giovinezza, gli anni Sessanta, immaginata e sognata, custodita come paesaggio interiore sino a sovrapporla ad un luogo finalmente realein cui, chi ha vissuto come lei il ’68, si rivede con l’orgoglio felice delle proprie radici siciliane. Questo libro suscita il piacere di riscoprire una parte silenziosa di sé stessi nella leggerezza della familiarità delle parole, alcune ormai desuete, tipiche del dialetto siciliano: la curiosità delle conversazioni, la sorpresa dei comportamenti di ogni singolo personaggio che assurge ad una propria dignità. Sembrerebbe il compendio del famoso “ciclo dei vinti” di verghiana memoria. In realtà, tutti i componenti della famiglia di Peppino avranno alla fine il proprio momento di resilienza dopo una vita di stenti,frugalità, ma tanta, tanta bontà ed autenticità nel loro essere e nel loro fare quotidiano. E l’autrice vuole con forza questo “riscatto” generazionale, perché saranno i figli a risollevare l’intera famiglia dalla deriva “sociale”, economica e valoriale. “Sdisonorata”, in estrema sintesi, è un romanzo che parla di Amore, in senso generale ed universale: di quel primo amore che non si scorda mai; dell’amore incondizionato per i figli cresciuti tra mille stenti e sacrifici ma, soprattutto, con grande dignità; l’amore per la propria moglie che ama il proprio marito con l’obbedienza di un tempo, pur sapendo di non essere stata lei il primo vero ed unico amore.

E poi l’amore per la vita semplice ed i valori autentici oggi un po’ offuscati dal consumismo e dal “tutto e subito”. Il romanzo si fa apprezzare anche per la descrizione dell’ambientazione, il buon vecchio focolare domestico, la tavola da pranzo dove ogni giorno la famiglia si riuniva per conversare, ancor prima del “rovinoso” avvento della televisione che rischia di far saltare la centralità di una tradizione patriarcale prettamente siciliana: Peppino “lotta” contro sette donne (“anche il suo cane è femmina”) che, programma dopo programma televisivo, diventano consapevoli sempre più dei loro diritti e della loro libertà…di Donna!

Sono gli anni della rivoluzione femminile e della gonna sopra il ginocchio.Ma non in Sicilia, e qui scatta l’umorismo della commedia mediante la regola aurea dell’equivoco. Così “Sdisonorata” da luogo della mente diventa pian piano la tangibile terra delle origini e, se tutto questo non basta a cancellare il dolore per la perdita di un mondo che non è più, serve a dare un senso ed un valore alla nostalgia, quella buona, però, verso luoghi e tempi lontani, ma non perduti negli affetti e nella memoria di chi ha avuto la fortuna di viverli. Un romanzo, a tratti, autobiografico che dipinge la Sicilia coi suoi sapori e colori, le luci di una terra antica e sorprendente: la bellezza dei valori familiari e lo scempio del progresso industriale e tecnologico; l’ombra della mafia e l’arroganza maschilista dell’uomo-padrone.

La scoperta del “posto fisso” e della televisione in camera da pranzo; i matrimoni di convenienza, la bramosia per la “roba”e la dignità di una madre, costretta a darsi alla vita perché “sdisonorata” e maltrattata fanciulla dentro le sorde mura domestiche. Una narrazione profonda e, al tempo stesso, divertente che, a poco a poco, si trasforma in un lungo racconto di sè. Una conversazione sempre estremamente sincera, ma condotta con un geloso pudore dei propri sentimenti ed un’attenzione ostinata per i ritmi musicali della narrazione tipica del “cunto”. Un omaggio alla Sicilia e ai Siciliani.

(tratto dalla prefazione di Rosa Tomarchio al romanzo “Sdisonorata” di Deila Caruso).