Cronista per esigenza, narratore di storie di cuoio, soprattutto di impronta rossonera, per passione. Il giornalista Sergio Taccone ha ripercorso in un libro di recentissima uscita, intitolato Chiarugi non era in fuorigioco, impreziosito dalla prestigiosa prefazione dell’ex giocatore milanista Luciano Chiarugi, una delle stagioni più discusse del calcio italiano: l’annata 1972/73. Quel campionato si decise sul filo di lana il 20 maggio ‘73, negli ultimi minuti della giornata conclusiva. Il Milan crollò a Verona che da quel momento divenne “fatale” per i colori rossoneri mentre la Juventus segnò il gol decisivo a Roma a tre minuti dal termine con Cuccureddu conquistando il titolo.

Ma la chiave di volta di quella stagione fu la sfida Lazio-Milan, disputata un mese prima e conclusasi in un mare di polemiche. Ai rossoneri, sconfitti 2-1, venne annullato il gol del pareggio dall’arbitro siracusano Concetto Lo Bello (su errata segnalazione del guardalinee Nicolosi). La posizione di Chiarugi, già a velocità normale, risultò regolare. Ma a nulla valsero le proteste. Lo Bello, che aveva fatto del decisionismo una delle sue caratteristiche, in quell’occasione si fidò della segnalazione del suo collaboratore. “L’ho rivisto mille volte quel gol – scrive Chiarugi nella prefazione del libro -, diventato quasi un’ossessione. Una rete che poteva darci l’abbrivio decisivo verso il titolo della stella che avremmo meritato. Lo Bello, che aveva fatto della fermezza nel prendere le decisioni in un istante il suo tratto identificativo, quella volta commise un errore clamoroso, annullando una rete regolarissima”. Fu quello il secondo svarione di Lo Bello a discapito dei rossoneri, un anno dopo la mancata concessione di un rigore evidente a Torino nella sfida tra Juventus e Milan per un fallo rugbistico in area ai danni di Bigon. In serata, il direttore di gara, davanti alle telecamere della Domenica Sportiva, ammise l’errore.

Taccone, fine ricercatore di storie di cuoio, che pubblica sul quotidiano Avvenire, ha analizzato una mole consistente di rassegna stampa dell’epoca, ricostruendo tutte le vicende di quel campionato attraverso i protagonisti dell’informazione, tra cui Giovanni Arpino, Gianni Brera, Nino Oppio, Gianni De Felice e Piero Dardanello. Il clamoroso errore arbitrale del fischietto siracusano sbarrò al Milan la via verso il decimo scudetto. Al triplice fischio finale si scoperchiò il vaso di Pandora da dove uscirono accuse, denunce, dossier e valanghe di articoli giornalistici.

Il tecnico rossonero, Nereo Rocco, espulso negli istanti conclusivi, prima di infilarsi negli spogliatoi si tolse il cappello mentre l’arbitro di Siracusa, come ci ricorda l’autore, “lo invitava a uscire con la grazia di un visconte che prega la dama al minuetto”. La stampa, soprattutto quella milanese, si scagliò contro l’arbitro di Siracusa: “Lo Bello maltratta il Milan”, “Parodia di un arbitraggio”, “Guerra Milan-Lo Bello”, “Lo Bello persecutore di Rivera”.

Con uno stile di scrittura agile, associato ad una capacità narrativa che non scade mai di tono, Taccone ci porta nei meandri di un campionato che a distanza di 45 anni è ancora considerato tra quelli più ricchi di pathos dall’inizio alla fine.

Il libro è arricchito dalle interviste dell’autore a Tito Rocco (il figlio del Paron) e ad alcuni calciatori rossoneri dell’epoca: Giorgio Biasiolo, Giuseppe Sabadini, Roberto Casone, Pierino Prati e William Vecchi.

Chiarugi non era in fuorigioco. Rivera, Lo Bello, il Milan di Nereo Rocco e la Stella sfumata nel 1973 di Sergio Taccone. Prefazione di Luciano Chiarugi. Editore: Urbone Publishing. Mail: info@urbone.eu