Don Raffaele Aprile, novello presbitero ordinato sacerdote il 29 giugno 2016, è una persona straordinaria che, ogni giorno, con passione, dedizione e amore, mette la sua vita interamente a servizio dei più deboli e bisognosi. Quasi tutte le liriche che troviamo all’interno del suo libro, Innamorato Del Cielo. Riflessioni dell’anima, pubblicato con la Bonfirraro Editore nel 2018, anno dei quinto Pontificato di Francesco I, sono dedicate alla Madonna, ai parenti e al creato con l’intento di metterle al servizio del prossimo e di tutta l’umanità. Sono rare le persone che decidono di vivere esclusivamente per vedere fiorire il sorriso sul volto di chi soffre le ingiustizie di una vita che non guarda in faccia a nessuno. Don Raffale ha interpretato questo pensiero come una vera e propria missione: da sacerdote nonché vice-parroco del “Santuario della Madonna delle Lacrime”, è impegnato quotidianamente in una dura ed estenuante battaglia contro la piaga del disagio sociale, che sta logorando tantissime famiglie che arrancano, o addirittura, non riescono ad arrivare alla fine del mese. Vediamo che il mondo è diventato più che mai globale, ma è dominato da una democrazia, che non è più democrazia, da un capitalismo, che non difende l’uomo, da una civiltà della tecnica, ma non dei valori. Leggendo il suo libro mi sono accorto di essere stato conquistato da uno sguardo luminoso e fiero, che è arrivato, così, all’improvviso, in una giornata come tante.

Don Raffaele ha il dono di saper parlare direttamente al cuore delle persone con parole semplici, che sono parole di vita e di amore, quelle stesse di cui ci ha fatto dono Gesù Cristo che, con l’atto della crocifissione, ha riscattato l’umanità dal peccato consegnando integre le nostre coscienze tra le braccia del Padre. Attraverso questo libro, che vuole essere una e propria testimonianza di fede vissuta nella quotidianità a contatto con l’Altro, don Aprile ci dona il senso profondo della vita, che è riscoprirsi innamorati della propria esistenza. Egli ci esorta a dare valore ad ogni nostra azione, ad ogni singolo momento affinché possiamo migliorare il nostro cammino per essere di esempio ad altre persone. E’ questa la semplice regola per vivere una vita felice, serena e piena di amore per il prossimo. Ogni poesia di don Aprile è un vero e proprio atto esistenziale: ciascuna di esse è portatrice di una storia, di un modo d’essere e di una visione della realtà che esprime tutto l’entusiasmo e la forza creatrice dell’autore, che vede nella poetica un modo per strutturare la nostra anima, il nostro cuore affinché si possa percepire la mano di Dio sulla bellezza del creato.

Le parole dell’autore: “Queste preghiere, poesie e prose, racchiudono tutti i meravigliosi momenti che ho condiviso con gli altri sul monte senario, immerso nel creato, luogo d’ispirazione e incontro con Dio, sentiero della semplicità e dell’apertura della mente all’ispirazione. Anche quando ho vissuto da solo in quell’oasi separata dalla realtà quotidiana, in realtà non ero da solo perché nel silenzio di quella sua solitudine c’era Lui che mi accarezzava”. Essere poeti per don Aprile è riscoprire il valore della nostra interiorità, luogo privilegiato di contemplazione e incontro intimo con Dio. Ogni atto della natura, anche il più insospettabile, è il segno tangibile e veritiero della presenza costante del Padre Celeste nella nostra vita. Attraverso la poesia don Aprile-non solo vuole comunicarci la sua esperienza di fede come creazione che il buon Dio gli suscita nel cuore-ma ch’è possibile anche riscoprire il valore della nostra dimensione di eterni fanciulli che amano curiosare, osservare e chiedersi il perché delle cose. Egli si sente “un ricercatore che attraverso il pensiero cerca di capire cosa c’è dietro un’azione, a un oggetto, a un movimento che si cela dietro la realtà”.

Questo libro insegna ad affidarsi a Cristo attraverso il dono della fede e, solo vivendo in modo pieno la fede, possiamo lodare Dio e affidare a Lui le proprie speranze.

La Chiesa è piena di cristiani sconfitti, che non credono in questo, che la fede è vittoria; che non vivono questa fede” (papa Francesco, 10.01.2014).