Si intitola Visioni Atemporali la mostra dell’artista Federica Orsini che si tiene a Noto dall’8 al 30 settembre 2018.

A ospitare le oltre 20 opere dell’artista ligure stavolta saranno i bassi dello splendido Palazzo Nicolaci, nel cuore della città. Tra gli scavi archeologici e le arcate “a botte”, le tele di Orsini racconteranno forme e oggetti apparentemente distanti tra loro, proprio come la pittura metafisica ci insegna, oggetti enigmatici posti su un orizzonte che ricorda il palcoscenico della vita: paesaggi di una bellezza struggente.

Altra tematica che ricorre nei lavori della pittrice di origine ligure è il concetto di immobilità del tempo, ponendo le raffigurazioni al di fuori della realtà del nostro vivere, dunque una sospensione dal reale.

Questa esenzione temporale ha sviluppato un percorso qualitativamente ragionato e introdotto con questa critica:

Succedere nei luoghi anacronistici, rompere un muro od aprire una finestra, per cambiare dimensione.
Accedere entro le finestre di Federica Orsini è eccedere di senso dell’orientamento, smarrirsi per una strada sconosciuta e avere la sensazione di intravedere “punti di riferimento familiari in luoghi sconosciuti”; appartenere al fato e perdere l’età. Oggetti affettivi divengono riferimenti atemporali nello spazio. L’infanzia ci precostruisce di oggetti a cui associare ricordi e coordinate crono-esistenziali, oggetti familiari come una frutta, un recipiente, un manufatto, un libro, un utensile…

Chi “lavora” sul simbolo (resta da capire se non sia in realtà il simbolo a lavorare su di noi) deve tener conto del rischio a cui si va incontro, il disorientamento.  Letteralizzare la visione epigrafica delle opere di F.O. significherebbe spogliare l’opera dal potere di ricongiunzione del simbolo, quello del “parlare per immagini”. Scintille, razzi, comete. Pensieri in continua esplosione, deflagrazione. Permutazioni di parole tra fastidiosi rumori.

Urta la peculiare modernità di stile. Questa tuttavia non porta limiti al vissuto esperienziale, che è l’unico che l’anima può cogliere, semmai al tentativo di spiegarne di volta in volta i significati che diventano per loro e nostra stessa natura “segnici” e “plurivoci”. Il flusso dell’unus mundus scompare dalla scena della spiegazione, perché per definizione l’unus mundus di Federica Orsini è acausale ed atemporale.